Cenni storici

      Fin dalle sue origini, il cristianesimo fu lacerato da dissidi e rotture causate da contestazioni, spesso di carattere dottrinale. Furono compiuti diversi tentativi di unificazione già tra Roma e Costantinopoli ed nel XVII e nel XVIII sec. tra cattolici e riformati, tutti però ebbero un esito negativo.
      Solo a partire del XX sec., grazie alla maggiore necessità di unificare i cristiani all'interno delle singole Chiese, fu possibile la creazione di un movimento nuovo: quello Ecumenico.
      Il termine "ecumenico" deriva dal greco oikouméne, che indicava il mondo conosciuto nell'antichità: era quindi un sinonimo per dire "tutta la terra abitata". Il linguaggio ecclesiastico adottò in seguito questo vocabolo dandogli la valenza di universalità.
      Il punto di partenza per la nascita del Movimento Ecumenico fu la Conferenza Mondiale delle missioni, che si tenne ad Edimburgo nel 1910 con l'intento di unire le Chiese cristiane di ogni confessione.
      Questo evento portò alla costituzione di un Consiglio Missionario Internazionale (1921), alla cui attività si unirono poi le correnti "Cristianesimo Pratico" (nata a Stoccolma nel 1925) e "Fede e Costituzione" (nata a Losanna nel 1927).
      Nel 1948 inoltre, si costituì ad Amsterdam il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) che continuò a restare il motore propulsore del Movimento Ecumenico nel mondo. A questo organismo aderiscono oggi circa trecento Chiese e Comunità Ortodosse, Protestanti e Anglicane (la Chiesa Cattolica non è membro di questo consiglio ma collabora per mezzo di un gruppo misto di lavoro fin dal 1965).
      La Chiesa Cattolica prese ufficialmente posizione in favore del Movimento Ecumenico con il pontificato di Giovanni XXIII (1958-1963) ed in particolar modo con il Concilio Vaticano II (portato a termine dal successore Paolo VI), al quale parteciparono in qualità di "osservatori-delegati", membri di Chiese e Comunità ecclesiali cristiane non cattoliche. Il Concilio (1961-1965) fu convocato dal pontefice, anche quale "rinnovato invito ai fedeli delle Comunità separate a seguirci anch'essi amabilmente in questa ricerca di unità e di grazia, a cui tante anime anelano da tutti i punti della terra".
      Una conferma fondamentale per il movimento ecumenico fu il decreto conciliare del 1964 "Unitatis redintegratio" sulla dottrina e la pratica del lavoro per l'unità dei cristiani. Il decreto affermò che quanti appartengono a comunità cristiane separate hanno una parziale comunione, sia pure non perfetta, con la Chiesa Cattolica. Riconobbe che le separazioni si ebbero "non senza colpa di uomini da ambedue le parti" ed esortò i cattolici a riconoscere ed apprezzare "con gioia i valori genuinamente cristiani, provenienti dal comune patrimonio, che si trovano presso i fratelli da noi separati", riferendosi in particolare alle Chiese orientali. Non nascose l'esistenza di considerevoli differenze nei confronti delle comunità protestanti ed esortò i cattolici a promuovere contatti fraterni ed dialogo per superare le divergenze
      Da allora molti passi di avvicinamento ecumenico sono stati compiuti e gli organi di dialogo tra cattolici e non cattolici sono moltiplicati a livello nazionale ed internazionale.


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